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Il Comitato Stop Incendi Calabria (o CSI Calabria) è costituito da liberi cittadini e associazioni apartitiche riunitisi spontaneamente per fare fronte comune contro il fenomeno degli incendi.

L’obiettivo del CSI Calabria è la salvaguardia del patrimonio boschivo e del paesaggio calabrese.

Il Comitato Stop Incendi Calabria si propone di:

1. Indagare, denunciare e informare la società civile in merito alle cause che hanno determinato il DISASTRO dell’estate 2017.
2. Promuovere un dibattito plurale e multidisciplinare per l’elaborazione di proposte che vadano a mitigare la piaga degli incendi.
3. Realizzare una rete di associazioni su base comunale che si occupi della salvaguardia del patrimonio boschivo e del paesaggio calabrese.

Il CSI Calabria si è costituito il 25 agosto 2017 a Camigliatello Silano (CS) ponendo come base della propria azione due precedenti esperienze: l’iniziativa di sensibilizzazione e denuncia svoltasi nel comune di Longobucco dall’associazione ‘Spegniamo il fuoco, accendiamo il futuro’ e dalla petizione online presente sulla piattaforma “change.org” (https://www.change.org/p/al-presidente-della-regione-calabr…) dal titolo “Incendi CALABRIA 2017: fermiamo il DISASTRO Ambientale! #stopincendicalabria”.

Da sempre terra d’incendi, la Calabria ha fatto registrare durante l’estate 2017 un record negativo assoluto.

Un grande patrimonio forestale e naturalistico è stato seriamente danneggiato anche all’interno dei Parchi Nazionali. Intere popolazioni animali e vegetali selvatiche sono state distrutte. Le fiamme hanno colpito duramente il paesaggio agrario tradizionale (uliveti, vigneti, orti) fino ad interessare le aree urbane e suburbane di molti comuni. Danneggiate abitazioni, infrastrutture e aziende agricole. Forte preoccupazione destano le condizioni dei versanti montani e collinari ormai spogli di vegetazione e già sottoposti a forte erosione idrogeologica. Ingentissime le emissioni nocive derivanti dagli incendi, con forte inquinamento atmosferico. I danni ambientali, economici e morali sono tali e tanti da poter parlare di DISASTRO.

Anno 2015: in Calabria si registra la maggiore superficie, boscata e non boscata, percorsa dal fuoco, pari al 15,9 % sul totale nazionale. (Fonte Istat Annuario ambientale 2016);

Anno 2016: la Calabria è la regione più colpita dai roghi con oltre il 18% sul totale nazionale. (Fonte Dossier Legambiente sulle Ecomafie anno 2017):

Anno 2017: In Calabria dal 15 giugno al 10 agosto (quindi solo nei primi 8 mesi di quest’anno), gli incendi sono stati 5155, vale a dire quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2016. La provincia dove si sono registrati il maggior numero d’incendi è stata quella di Cosenza, con 1675 roghi verificatisi nel 2017 contro i 778 del 2016. Cifre in aumento anche in tutte e quattro le altre province calabresi: a Catanzaro negli ultimi due mesi si sono verificati 1088 incendi (nel 2016 erano 625), a Reggio 969 (contro i 519 della scorsa estate), a Vibo Valentia 850 (erano 407), a Crotone 573 (erano 489). (Fonte Protezione Civile Calabria, coordinamento Paolo Cappadona)

Riteniamo che la causa principale di tale DISASTRO debba attribuirsi al completo fallimento del Sistema Anti Incendio Boschivo regionale (AIB), il quale ha dimostrato un’assoluta inadeguatezza dal punto di vista logistico-organizzativo sia nella fase emergenziale che, e soprattutto, in quella di prevenzione, come previsto dalla legge 353/2000.
A tali responsabilità vanno ad aggiungersi la mancata attuazione della “Legge Madia”, con l’improvvido assorbimento del CFS nell’Arma dei Carabinieri, e il passaggio di funzioni dell’AIB al Corpo dei Vigili del Fuoco.

A completare il quadro, le ombre della malavita organizzata e di interessi economici illegali sia nel campo dello smaltimento delle biomasse bruciate, sia negli aspetti di riforestazione delle aree percorse dal fuoco.